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ESCURSIONE CORNO BATTISTI

Ritrovo sabato 19/10/2013 allo stadio ore 7.15 ,ci portiamo ad Anghebeni e lasciate le auto, si risale il sentiero immerso nel bosco di faggi, si passa per malga trappola e si continua fino ad arrivare in vetta del corno battisti (ottimo punto panoramico sulla vallarsa).Si prosegue poi per il rifugio lancia.Rientro per bocchetta dei foxi , valle dei foxi fino alle auto.Rienro previsto per le 17:00.

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Gli episodi di guerra

Il monte Corno Battisti fu teatro di due delle azioni più famose della Prima guerra mondiale che fu qui combattuta. Era conosciuto all’epoca come Monte Corno di Vallarsa, e solo dopo le vicende belliche venne ribattezzato.

La cattura di Cesare Battisti e Fabio Filzi

In origine sotto il controllo italiano, durante la Strafexpedition del maggio 1916 ritornò in mano austriaca, e vi rimase anche dopo il parziale ritiro dovuto al fallimento dell’offensiva nel giugno successivo. La notte del 10 luglio dello stesso anno, l’Esercito italiano tentò un’offensiva per riappropriarsi del torrione che offriva un’ottima posizione sulla zona sommitale del Pasubio. L’azione prevedeva innanzitutto la salita per un impervio canalone del battaglione alpino Vicenza, quindi sarebbero giunti a sostegno il 69° e 71° battaglioni di fanteria circondando la cima. Il battaglione Vicenza, guidato dal tenente Cesare Battisti con il sottotenente Fabio Filzi adempì il suo compito impadronendosi della cima, ma i due battaglioni di fanteria non riuscirono a raggiungere la quota prestabilita a causa del terreno impervio e intricato. Dopo una lotta all’ultimo sangue furono catturati Cesare Battisti e Fabio Filzi, l’uno originario di Trento e l’altro di Pisino d’Istria (ma residente a Rovereto), quindi all’epoca austriaci di nascita. I due vennero processati e giustiziati come traditori due giorni dopo nel castello del Buonconsiglio a Trento.

La conquista del monte

Il monte fu conquistato dall’esercito italiano fra il 10 e il 13 maggio 1918. Dal momento che la posizione e la natura del terreno non permetteva un attacco diretto, si iniziò, all’inizio del 1918, a scavare un sistema di gallerie sotterranee per far saltare le posizioni nemiche sull’esperienza acquisita sullo stesso Pasubio sui Denti nell’inverno 1917-1918.

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Entrambi gli eserciti scavarono infatti un labirinto di gallerie con vari sbocchi e camere, usate anche come ricoveri, postazioni ecc. Sulla base delle informazioni di un disertore austriaco, si iniziò l’assalto nella notte fra il 9 e il 10 maggio. La situazione diventò paradossale quando gli italiani, respinti nell’attacco alla sommità, riuscirono a rifugiarsi nelle gallerie nemiche. L’appostamento in quella situazione molto particolare, con italiani all’interno della cima e austriaci sopra, terminò dopo un’ardita azione da parte italiana.
I quattro Arditi appena decorati
dopo l’azione sul Monte Corno

Il Ten. Carlo Sabatini al comando di un piccolo gruppo di quattro arditi risalì dalle posizioni conquistate fino alla cima riconquistando definitivamente il Monte Corno Battisti il 13 maggio del 1918. I cinque scalarono in pieno giorno la parete del monte Corno, caratterizzata da rocce friabili, in assoluto silenzio, per non essere identificati dalle vedette austriache appostate in vetta. L’azione si concluse con la morte di 20 militari austriaci e di due italiani. L’impresa del Monte Corno valse al Tenente Carlo Sabatini la medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: « Primo sempre ai cimenti, personificazione vera delle più elette virtù militari, con alto spirito di sacrificio, di abnegazione e di coraggio pose piede per primo sulla insidiosa e inaccessibile vetta di Monte Corno. Con una scalata che ebbe del prodigioso, e che solo quattro dei suoi arditi poterono con lui superare, sotto i vigili occhi delle vedette nemiche, riuscì audacemente a piombare sul numeroso presidio col quale ingaggiò violento corpo a corpo. Nessuno dei nemici fu salvo, i più furono uccisi, e nella mischia rotolarono giù nei dirupi: sei ne catturò compreso l’ufficiale comandante di presidio. Fattosi poscia seguire da forte nucleo dei suoi, si affermò saldamente sulla posizione». Monte Corno 13.5.918 Disp.46 del 26 luglio 1918. »

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Tratto dal diario di Carlo Sabatini, per gentile concessione della Famiglia Sabatini: “La mattina del 13 avevo fatto esplorare dal Serg. Magg. Degli Esposti un canalone che accedeva alla cima, ma era ritornato dichiarandolo impraticabile, perché sbarrato ad un certo punto da una parete a picco. La sera del 13 doveva giungere al Comando della Brigata Murge, S.E. il Generale Badoglio per assicurarsi se la cima fosse realmente nostra. Mi decisi dì provare ancora il canalone del mattino. Chiamai Degli Esposti ed alcuni arditi volontari. Si presenteranno in tre, Torri, Cataldo e Brancato della I Sezione Mitragliatrici. Erano le tre del pomeriggio, con un sole splendido. Mi affacciai alle feritoie dalle quali sarei uscito, si vedeva la Cima del Monte ad un centinaio di metri in alto, ed in basso più di mille metri di burrone. Lasciammo i moschetti, le cartucce, ci mettemmo cinque o sei petardi ciascuno nella casacca, il pugnale nel taschino della giubba e sù. Degli Esposti avanti, io dopo, appresso gli altri più un incognito che ci seguì per qualche metro poi tornò indietro preso dalla paura delle vertigini. Gli osservatori tutti della Vallarsa erano stati avvisati con questa frase lanciata dal telefono: «guardate cosa succede a momenti sulla cima». Il canale per il quale salivamo essendo formato dalle acque, offriva appigli friabilissimi, ai quali ci attaccavamo con la massima precauzione……….”.

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